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la faccia coperta. Mi sentivo morta. Per la paura
               abbassai la testa verso terra e non dissi una sem-
               plice sillaba. L’uomo sembrava arrabbiarsi ancora
               di più davanti al mio mutismo e mi sfidava... ‘Se
               non ti converti ti ammazzo!’. Quelle urla nella
               mia testa esplodevano e facevano il vuoto, cre-
               avano il nulla, toglievano il ragionamento e se-
               minavano panico... Uno dei loro capi lo chiamò
               e allora lui smise di torturarmi con quelle frasi e
               se ne andarono. Mia madre mi abbracciò forte
               forte e il sangue tornò a scorrere sul mio volto
               pallido e cadaverico.
                  Mio padre prese la decisione e disse: ‘Basta!
               Dobbiamo scappare. Non posso tollerare che ri-
               tornino in questo modo. Ci potrebbero uccidere
               e la potrebbero uccidere’. Questa considerazione
               di mio padre, detta da lui per proteggermi, ebbe
               invece su di me l’effetto contrario. Iniziai a dire
               a me stessa: ‘Allora è tutto vero, non è una mia
               impressione. Se mio padre dice così quello che
               ho vissuto è davvero un pericolo serio, non è
               un’allucinazione!’. Feci finta di niente... ma que-
               sta è la cosa peggiore: fare finta di niente davanti
               al proprio dolore, bloccarlo, buttarlo giù giù in
               fondo al cuore e poi chiuderlo a chiave, costruire


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