Page 44 - NASREN
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mi distruggeva il cervello. Ci inerpicammo per
               le montagne per due giorni e poi entrammo in
               Siria. Da quella notte, don Gigi, nella notte mi
               sveglio, grido, ho incubi! Poi provo angoscia e
               dolore profondo...”.
                  La piccola, mentre parla, mi mostra un carat-
               tere forte, una tempra d’acciaio, ma anche una
               sterminata debolezza propria dei piccoli. È con-
               fusa, la piccola. Non le ha fatto bene ricordare
               queste cose! Io mi ritrovo distrutto interiormente.


                  Vedete, in Europa nessuno immagina cosa
               provi un piccolo iracheno, cosa provi una ragaz-
               zina di soli undici anni davanti alla follia! Quanti
               piccoli hanno devastato quegli idioti con il loro
               terrore? La capacità di amare di Nasren? La ca-
               pacità di progettare futuro? La capacità di avere
               speranza? La capacità di credere in Dio?


                  La ragazzina continua il racconto. Sono ormai
               le dieci di sera ma nessuno è stanco e il mio
               traduttore, Jamal, si è appassionato al racconto
               della piccola.
                  “Dalla Siria, padre, siamo rientrati in Kurdi-
               stan. Dalla Siria, dove abbiamo trascorso due
               mesi al campo profughi di Naurus, siamo arrivati


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