Page 45 - NASREN
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qui a Dawidiya, padre, perché qui abbiamo i
               nostri parenti”.
                  La ragazzina è stanca e io ho il cervello che
               mi scoppia ma non possiamo chiudere la nostra
               chiacchierata in modo così duro.
                  Lancio a lei una delle ultime domande:
                  “Nasren, qual’è stato il momento più bello
               della tua vita?”.
                  “Il momento più bello, padre, è stato il nostro
               arrivo al campo profughi, senza più nulla ma con
               la convinzione di essere al sicuro e di non avere
               più paura per la nostra vita!”.
                  Chiedo alla ragazzina che interessi abbia oggi
               e mi dice che le piace tanto la musica e cantare...
               Quando mi dice così una profonda commozione
               entra in me. Povera piccola. Se nonostante l’in-
               sonnia, l’angoscia, la paura ha ancora voglia di
               cantare, allora Daesh non è riuscito a toglierle il
               seme della speranza e se nel cuore della piccola
               c’è un seme di speranza allora, sono convinto,
               anche in Iraq quella piccola potrà raccogliere fu-
               turo. Sono egoista e formulo alla mia insegnante
               in questa notte una domanda personale.
                  “Nasren mi puoi dare un consiglio dopo tutto
               quello che hai vissuto? Cosa devo fare io nella
               mia vita?”.


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