Page 47 - Hazar
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zione senza porre domande proprie. L’uomo dal
turbante yazida bianco e rosso avverte di aver fatto
un passo falso, si controlla e chiede scusa. Guardo
in silenzio Hazar, quasi chiedendo a tutti di tornare
a essere concentrati, e poi chiedo alla ragazza:
“Hazar raccontaci la tua prigionia: è vero che
vogliamo aiutarti economicamente, ma prima di
tutto vogliamo condividere il tuo dolore e poi vo-
gliamo raccontarlo agli altri”.
La ragazza si raggomitola su se stessa, quasi a
proteggersi dal dolore che sentirà nel raccontare
la sua storia, prende un respiro profondo e inizia
un lungo è straziante racconto.
“Gli uomini di Daesh ci portarono in una casa
in cui eravamo quaranta donne con i propri bambi-
ni. Era una situazione invivibile, con me era incar-
cerata anche la mamma di mio marito. La donna,
non ancora anziana, aveva un carattere particolar-
mente duro e quindi non obbediva subito oppure
rispondeva ai loro ordini e questo era terribile.
Ragazzi di 18-20 anni, vestiti di nero, la frustavano
a sangue lasciandola sempre tramortita, finché un
giorno non si rialzò più: era morta. Scoppiai in
pianto, perché ci facevamo compagnia e mi faceva
un po’ da mamma! Piccoli favori, coccolava con
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