Page 52 - Hazar
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Gli occhi della donna si fanno lontani e capisco
               che è entrata in un altro mondo, come avviene a
               chi soffre terribilmente e sa che nessuno può ca-
               pire l’abisso in cui si trova.
                  La donna mi guarda e con modi bruschi mi
               dice:
                  “Tu perché sei venuto qui da me? Cosa vuoi
               dalla mia vita bruciata? Ricavare un articolo com-
               movente? Scimmiottare una compassione? Perché
               da due ore mi interroghi con tutte queste difficol-
               tà?”.
                  Lei ora attende una risposta! Mi guarda con
               gesto di sfida e sembra essere rinato in lei quel for-
               te carattere che l’ha accompagnata a navigare nel
               mare di lacrime. Rimango in silenzio e lei incalza:
                  “Rispondimi!”.
                  Alzo la testa e mi avvicino a lei, scosto il velo,
               leggermente dai capelli e le sfioro la fronte con un
               bacio. Poi inizio a parlare.
                  “No Hazar, non sono un giornalista, sono un
               cristiano che cerca di riscoprire profondamente la
               propria identità religiosa. Daesh non è una sfida
               solo per te, ma anche per me e per il mondo inte-
               ro! Io sono un sacerdote. Alcune settimane fa, in
               Europa, un buon sacerdote anziano, che si chiama-

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