Page 45 - Hazar
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a tradurre... Sembra un passa parola, eppure il gio-
               co funziona e ci accomuna tutti e quattro. Ognuno
               cerca di moderare la propria interpretazione per
               lasciare posto al suo animo, alla sua parola, alla
               sua angoscia che tutti vogliamo ascoltare e con-
               dividere.
                  “Padre era una calda mattina di agosto quando
               ci portarono via da casa. Già questo mi sembrava
               un finimondo: che angoscia non avere più casa e
               perdere la libertà in un solo attimo. Ma avevo lui,
               il mio Hakmad. Paradossalmente quelle poche ore
               insieme di carcere mi avevano schiantato contro
               di lui, mi avevano letteralmente legata a lui, nei
               formidabili abbracci con lui riprendevo forza, mi
               sentivo al sicuro! Sentivo il suo abbraccio nervoso
               e forte che mi proteggeva e mi dava speranza,
               sentivo il suo cuore, sentivo il suo petto... Una
               emozione fortissima, forse il momento di più for-
               te intensità vissuto con mio marito, e poi c’erano
               loro, i tre piccoli. Naslin aveva solo un anno e da
               pochi mesi l’avevo staccata dal mio seno. Guarda-
               vo loro, mi spaventavo e quindi abbracciavo mio
               marito, mi sentivo sicura, guardavo loro, di nuovo,
               mi spaventavo e riabbracciavo mio marito. Quella
               manciata di ore furono trascorse così, fino al mo-

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