Page 46 - Hazar
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mento in cui due uomini di Daesh, molto giovani
               e di corporatura enorme, presero mio marito per
               le braccia e a forza lo condussero fuori.
                  Lui gridava, dava calci e si difendeva con tutte
               le forze, ma i due uomini letteralmente lo riempi-
               rono di botte spingendolo fuori”.
                  La ragazza si commuove, ma non versa una la-
               crima, è la mia traduttrice caldea Marua, una ragaz-
               za di 28 anni, a farlo e la sua traduzione si carica
               di risentimento e rabbia. Hazar mi fissa negli occhi
               e scandisce queste parole infuocate:
                  “Rimasi sola! E da quel giorno non ho più rivi-
               sto mio marito. Le prime ore di prigionia diventa-
               rono così le più dolci della mia vita paragonandole
               al momento del distacco da Hakmad. Scoppiai a
               piangere e cominciai a guardare Naslim, Jasmin e
               Alan in un modo diverso. Solo loro mi tennero in
               vita durante i quattro mesi con Daesh. Iniziò così
               il mio triste pellegrinaggio. Per impedire la nostra
               liberazione ci spostarono in quattro differenti posti.
               Nei primi due luoghi ci tennero per venti giorni,
               poi ci portano a Raqqa, nella capitale dello Stato
               Islamico in Siria e poi l’ultimo posto, dal quale, con
               enorme terrore, siamo riusciti a fuggire”.
                  Samir sembra già conoscere la triste vicenda e
               allora chiedo a Marua di attenersi solo alla tradu-

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