Page 52 - Gerusalemme
P. 52

.םָלוֹעְל םי ִהלֹא - ֱ  יִקְלֶחְו י ִבָבל - ְ  רוּצ

            meravigliosi scritti prodotti dalle penne del Card. Carlo Maria Martini, del Professor Luca Lorini -
            il Primario che con grande maestria e competenza cura mamma Santina  - e di una persona amica
            che vuole mantenere l’anonimato. Sono righe di speranza che donano luce e forza in un periodo di
            buio e di dolore e costituiscono dunque per me un’autentica grazia di Dio.

            4.1. Chi riverisce la madre è come chi accumula tesori (Sir 3,3-4)
            Carissimo don Gigi, Scorrendo le pagine del libretto che hai voluto preparare per invitare i tuoi
            amici alla preghiera per tua madre, da cui risalta la grande fede di lei e anche la grande fede tua, mi
            è  venuta  in  mente  quella  pagina  del  libro  del  Siracide  che  parla  dell'onore  che  ciascuno  deve
            rendere ai suoi genitori. E' in qualche modo un commento al precetto del decalogo "Onora tuo padre
            e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore tuo Dio" (Es 20,12),
            precetto di cui san Paolo dice che "è il primo comandamento associato a una promessa". Il Siracide
            ricorda che "il Signore vuole che il padre sia onorato dai figli, ha stabilito il diritto della madre sulla
            prole", per cui "chi riverisce la madre è come chi accumula tesori" (Sir 3,3-4). E tu hai davvero
            accumulato tesori di fede nel tuo libretto, ricordando le cose che tua madre ti ha detto e scritto in
            questi  anni  sul  tuo  essere  prete.  Il  Siracide  ricorda  ancora  che  "chi  obbedisce  al  Signore  da
            consolazione  alla  madre"  (Sir  3,6),  e  tu  hai  avuto  in  questo  tempo  tante  occasioni  di  sofferta
            obbedienza e adorazione del mistero di Dio che si manifesta anche nel tempo del dolore e della
            malattia. Ben Sira ci dice anche che dobbiamo curare i genitori particolarmente nella vecchiaia,
            perché  il  loro  onore  è  onore  dei  figli.  La  pietà  verso  i  genitori  "non  sarà  dimenticata,  ti  sarà
            computata a sconto dei peccati. Nel giorno della tua tribolazione Dio si ricorderà di te; come fa il
            calore sulla brina, si scioglieranno i tuoi peccati". E ciò riguarda anche tutte le nostre inevitabili
            negligenze e fragilità, che al calore dell'amore di Dio si scioglieranno come neve al sole.
            Questa visione serena e positiva ti sia di conforto in questo momento di sofferenza fisica della tua
            mamma, sofferenza che è destinata a mettere in luce la grande fede che la anima e che essa ti ha
            trasmesso. Perché, come diceva sant'Ambrogio prima di morire "abbiamo un Signore buono" e non
            dobbiamo temere di affidarci a Lui.
            Ti sono vicino con la preghiera e ti benedico di cuore,

            tuo Carlo Maria Card. Martini, S.I.
            Gerusalemme, 12 ottobre 2005


            4.2. La medicina deve avere a cuore l’integralità dell’uomo, tendere a ricostruire un uomo
            globale, cercare il volto di Chi gli ha dato origine.

            Don  Gigi  mi  ha  chiesto  un  mio  pensiero  introduttivo  al  libro  che  sta  preparando.  Non  è  mia
            intenzione addentrarmi in scenari spirituali o teologici, ma piuttosto vorrei offrire una riflessione su
            come  intendo  il  ruolo  della  mia  professione  di  medico,  in  questo  terzo  millennio.  Se  Platone
            ammetteva che la più bella scienza è anche la più inutile, a me sembra vero il contrario: una scienza
            è tanto più bella quanto più feconda di bene, soprattutto se ha per scopo di alleviare le sofferenze
            umane. C’è stato un tempo, poche decine di anni fa, nel quale la medicina, presa anche dall’euforia
            di sempre nuove conquiste, si è data una nuova impostazione, passando dalla scelta preferenziale
            per  una  assistenza  personalizzata,  a  volte  un  po’  esasperata,  al  malato,  alla  prospettiva  della
            specializzazione. Per molti anni, infatti, la medicina ospedaliera, ma anche quella del medico di
            famiglia,  aveva  come  preoccupazione  primaria  l’attenzione  al  paziente  con  una  forte  vicinanza
            anche  psicologica  alla  sua  esperienza  di  sofferenza  e  di  dolore:  una  scelta  che  probabilmente
            intendeva anche supplire a certe carenze di conoscenza, o di strutture o di medicinali… Dove non
            arrivavano  ”le  medicine”  arrivava,  per  molti  versi  lodevolmente,  la  componente  umana  e
            relazionale.



                                                           50
   47   48   49   50   51   52   53   54   55   56   57