Page 48 - Gerusalemme
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.םָלוֹעְל םי ִהלֹא - ֱ יִקְלֶחְו י ִבָבל - ְ רוּצ
Mendel sembra ribellarsi e rifiutare il suo Dio, ma nonostante ciò, ottiene comunque la
benedizione divina che lo muove nuovamente verso il rinnovato abbraccio della fede e di Dio. Roth,
amo pensare, volle con questo epilogo (bellissimo), ridonare all'uomo la propria dignità anche al
cospetto di un Dio imperscrutabile e, per certi versi, crudele (almeno in base al nostro metro di
giudizio), assegnando al suo grandissimo protagonista il compito di trasmettere un nuovo,
messaggio di infinita speranza. La speranza, questa è un’altra chiave di lettura. La Speranza è non
delude. Il romanzo di Roth ci appare come un’apologia della speranza che, ancorché mortificata,
sempre si riaffaccia prepotente e consolatrice nell’animo dell’uomo sofferente.
Ed è proprio di speranza che abbiamo tanto bisogno quando ad oggi, 11 Ottobre, sono ben
ottantun giorni che mamma è in Terapia Intensiva. I medici con noi sono ottimisti e ci invitano ad
avere speranza ed io e mia sorella vogliamo proprio avere speranza, quella Speranza che non delude
(Rm 5,3-5). Certo è difficile tenere alta la Speranza quando mamma attraversa l’intervento
chirurgico, l’arresto cardiaco, un secondo intervento chirurgico, la dialisi, la tracheotomia,
l’alimentazione parenterale, le piaghe di decubito, “un’infezione ad un punto interno sternale”, la
perdita di sangue rettale, “l’acqua nei polmoni”, un’infezione generale che riporta a intubare
nuovamente, la coscienza che tarda a venire… mi domando: ma come è possibile sperare? Ma
proprio ora non ci dobbiamo lasciar cadere le braccia e continuare a credere che mamma Santina
nonostante tutto e contro tutto ce la può fare e per questo chiediamo da voi preghiera. Quando ogni
situazione di sicurezza viene meno, quando la disperazione si affaccia la Chiesa suggerisce di
vivere la virtù della Speranza. E’ troppo facile sperare quando tutto è sicuro, quella non è speranza,
ma sicurezza. In questo momento con ostinazione noi affidiamo la nostra vita al Signore ed
attendiamo da Lui conforto e serenità. Dice mamma Santina: “Quando si è sereni nell’animo anche
il cuore e la mente sono tranquilli” Nessuno osi essere in questo momento profeta di disperazione!
Noi proprio ora, dopo ottantantun giorni di Terapia Intensiva, urliamo con tutte le forze la nostra
speranza, nella convinzione che la speranza cristiana non delude.
In questo quinto quaderno ho tentato di raccogliere non tanto frasi e scritti di mamma, ma
cinque diverse giornate trascorse con Lei in diverse parti del mondo, una sorta di cinque piccoli
fioretti, non di San Francesco, ma più semplicemente di una forte donna di fede. Le giornate qui
descritte sono ambientate all’Ospedale di Bergamo, a Gerusalemme, a San Pietroburgo, a Pechino,
e per finire a Roma. La caratteristica che lega queste pagine sono il tratto sereno e saggio di mia
madre che costituiscono in Lei la grande virtù della Speranza. Queste giornate le vogliamo ora
ricordare per attingere da quei lieti momenti serenità e speranza: che il Signore riservi ancora a me e
Maria Carolina queste importanti e semplici gioie!
3. Cinque meravigliose giornate con mamma
3.1. Eliminerò le malattie che per te sono come catene/ perché io ti voglio tantissimo bene!!!
Ospedale di Bergamo, 25 Settembre 2005
Una delle giornate più belle delle terribili trascorse in Terapia Intensiva è proprio la visita
dei tre nipotini, la domenica 25 Settembre 2005. Avevo ottenuto il permesso di portare mamma
fuori dal reparto nel corridoio per un’oretta. Vicina alla finestra illuminata dall’ultimo sole caldo di
Settembre nonna Santina incontra i suoi piccoli nipotini. Paolo compirà i sei anni a Dicembre ed ha
in mano un piccolo fiore giallo che ha colto per la sua nonna. Non parla molto perché è commosso
nel rivedere la sua cara nonnina dopo tanto tempo! In silenzio gli porge il fiore e poi a fatica
avvicina la sua testolina a quella della nonna e la riempie di baci. E’ una scena bellissima, gli occhi
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