Page 47 - Gerusalemme
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.םָלוֹעְל םי ִהלֹא - ֱ יִקְלֶחְו י ִבָבל - ְ רוּצ
bimbo sembra preda di una maledizione che gli impedisce di crescere e di apprendere. Niente pare
possa giovargli; le labili speranze della famiglia per una sua miracolosa guarigione sono affidate
totalmente a Dio e ad un’enigmatica predizione del rabbino del luogo: “Menuchim, figlio di
Mendel, guarirà. Pari a lui non ce ne saranno molti in Israele. Il dolore lo farà saggio, la deformità
buono, l’amarezza mite e la malattia forte…”. Già in queste parole è racchiuso e anticipato il
messaggio del romanzo. Mendel Singer, al pari del Giobbe della Bibbia, è vessato dalla sventura. Il
susseguirsi delle disgrazie: la guerra che porta uno dei due figli maschi a combattere al fronte e
l’altro ad espatriare per sottrarsi agli obblighi militari, il progressivo ed ineluttabile deteriorarsi dei
rapporti con la moglie Deborah, la relazione della figlia con un cosacco, inducono i coniugi ad
affidare il figlio minorato Menuchim a dei conoscenti e ad espatriare in America dove li attende il
figlio disertore. Tale decisione è assunta non senza ulteriori laceranti contrasti con la moglie, in
perenne vana attesa del miracolo profetizzato dal rabbino, e con notevole accrescimento delle
proprie intime contraddizioni che accendono in lui un profondo sentimento di rabbiosa colpa, da cui
prende corpo, pian piano, una ben radicata volontà di ribellione. L’America, paese dove l’attesa
della guarigione di Menuchim si sarebbe dovuta mutare in devota speranza, dove l’incontro col
figlio ‘disertore’ avrebbe potuto rinsaldare i legami familiari, dove il rigoglio femminile di Mirjam
non sarebbe andato sprecato e violato fra le braccia di un infedele cosacco, tradì le attese
dimostrandosi, ben presto un mondo assolutamente estraneo a Mendel. Qui, la realtà che lo aveva
circondato nella sua patria, si presenta in una veste nuova, inattesa ed ostile. Qui, in America,
Mendel rincontra il suo amato figlio senza mai ritrovarlo – emblematico è il cambio del nome, Sam;
l’America, oltre ad avergli mutato il nome, gli ha trasformato l’animo; non è più un mite, devoto
ebreo russo, bensì un indaffarato, facoltoso uomo che piuttosto che cercare Dio, insegue gli affari.
Tutto è diverso “...L’America gli si gettava addosso, l’America lo sconquassava, l’America lo
annichiliva…”. Mendel non si adatta, il distacco e ‘l’abbandono’ di Menuchim, nel frattempo
miracolosamente guarito, si fa più pesante per il suo affranto animo. Sam, il figlio ‘americano’, nel
frattempo arruolatosi volontario per combattere la guerra fra le fila dell’America, muore; strano
destino il suo: disertore in patria ed eroe in America… ma l’America tutto dà e tutto prende,
l’America, a differenza della Russia, è una patria; l’altro figlio è disperso sul fronte europeo, la
morte della moglie Deborah e la pazzia della figlia Mirjam, prostrano ancor più il già tanto provato
spirito di Mendel, tanto da mortificare ogni sua residua capacità di sperare. Quando si uccide la
speranza, si uccide l’uomo, tant’è che Mendel decide di ribellarsi e ‘bruciare Dio’. “…Io voglio
bruciare di più che una semplice casa e di più che un semplice uomo. Vi meraviglierete se vi dico
che cosa realmente avevo intenzione di bruciare. Vi meraviglierete e direte: anche Mendel è pazzo,
come sua figlia. Ma io vi assicuro: non sono pazzo. Per più di sessant’anni sono stato pazzo, oggi
non lo sono… Dio voglio bruciare…” Mendel Singer, al pari del Giobbe della Bibbia, non si
riconosce colpevole di alcunché. “…Per che cosa ci punisce ora? Abbiamo fatto del male? Perché
è crudele?” Mendel Singer, a differenza del Giobbe della Bibbia, bestemmia il suo Dio. “…Dio è
crudele, e più gli si ubbidisce, più ci tratta con severità. E’ più potente dei potenti, con l’unghia del
suo dito mignolo può dar loro il colpo di grazia, ma non lo fa. Solo i deboli ama annientare. La
debolezza di un uomo eccita la sua forza e l’ubbidienza risveglia la sua ira… Non ho paura
dell’inferno… Tutte le pene dell’inferno le ho già sofferte. E’ più benigno di Dio, il diavolo.
Siccome non è così potente, non può essere così crudele. Io non paura, amici miei…”. Mendel
Singer, al pari del Giobbe della Bibbia, è benedetto dal suo Dio. “<Menuchim è vivo>… Allora il
riso di Mendel si muta in pianto, singhiozza e le lacrime scorrono dai vecchi occhi semivelati …
<Io sono Menuchim> … <Alzati, babbo> … Ora Mendel siede sulle ginocchia di suo figlio, sorride
intorno a ognuno, guardandolo in faccia. Bisbiglia: <Il dolore lo farà saggio, la deformità buono,
l’amarezza mite e la malattia forte>”. Menuchim è, infatti, un grand’uomo, un musicista dotato di
una saggia sensibilità dovuta al suo stato di salute da cui miracolosamente è guarito. Così si chiude
il romanzo di Roth.
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