Page 66 - Amina
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Forte dei miei ricordi di liceo, perché ai miei
               tempi ancora si studiava a memoria qualche co-
               sa, ecco la frase che ripetevo attraversavo quel
               muro maledetto: “Per me si va ne la città dolente,
               / per me si va ne l’etterno dolore, / per me si va
               tra la perduta gente. / Giustizia mosse il mio alto
               fattore: / fecemi la divina podestate, / la somma
               sapienza e ‘l primo amore. / Dinanzi a me non
               fuor cose create / se non etterne, e io etterno duro.
               / Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”.
                  L’ingresso nell’Inferno, questo è il sentimen-
               to.
                  All’uscita da Gaza, perché di questa voglio
               parlare, il muro è visto come ultimo ostacolo da
               superare per la libertà dalla enorme prigione di
               due milioni di persone che lì vivono: la prigione
               più grande del mondo, carcere a cielo aperto,
               che tenta di scimmiottare uno stato palestinese...
                  Dopo la dura esperienza dell’incontro con la
               polizia segreta di Hamas, pensavo di aver esau-
               rito le esperienze forti e nuove della mia visita
               a Gaza, ma mancava la classica ciliegina sulla
               torta, o meglio il pezzo forte!
                  È da poco passato mezzogiorno; abbiamo
               passato il check point di Hamas dove i capi si


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