Page 70 - Amina
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e li riconosci essere agenti della sicurezza dal
vestito scuro e dalle armi che portano. Mi dico-
no di entrare. Apro la pesante porta di cemento
armato, faccio fatica, è proprio pesante... entro.
La porta si richiude alle mie spalle e mi ritrovo
in un bunker di pochi metri quadrati progettato
per contenere eventuali esplosioni, ma l’effetto
che fa è quello di entrare in una tomba che si
è chiusa, in una cella, meglio dire, dalla quale
non puoi scappare. Provo brividi. Cosa succe-
de? Mai vissuta una cosa così! Il silenzio pesante
mi gela. Riesamino il mio soggiorno prima di
entrare a Gaza: tutto a posto; la mia permanen-
za a Gaza, le ore nella centrale di Hamas. Qui
non dovrebbero esser un problema. Ma per che
cazzo sono in questo casino? Silenzio. Da una
finestrella alta 30 centimetri e larga un metro si
presenta un agente. Mi guarda. Ora mi sembra
di esser una cavia... fanno entrare del gas e ciao,
ciao! Tutti i timori più incredibili concorrono a
destabilizzarti. Devo stare calmo. Non ho fatto
nulla, più sono calmo e più le cose sono sempli-
ci. Il ragazzo lentamente mi dice di spogliarmi e
di mettere tutto in una vaschetta: scarpe, calze,
pantaloni, maglietta, mutande. Nudo. Poi, dopo
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