Page 65 - Amina
P. 65

EREZ: IL MIO INCONTRO CON LA PAURA


                  Erez, sia che tu lo veda da lontano dalla par-
               te israeliana o dalla Striscia di Gaza fa la stessa
               impressione: un peso forte, soffocante sullo sto-
               maco. Prova a mettere entrambe le mani sullo
               stomaco e a spingere forte, fino quasi a perde-
               re i sensi: questa è l’esatta percezione del peso
               di quel muro che ti entra nel cuore attraverso
               il suo grigiore cupo, freddo e minaccioso. La
               prima reazione, che subito nascondi a te stesso
               con un profondo respiro, è quella della paura.
               Il muro ti fa paura, ma non è la paura del muro
               messicano, o di quello che divide Betlemme da
               Gerusalemme... No! Il muro di Erez è molto di-
               verso perché in quel valico, chiamato Terminal
               per Gaza, si concentra tutto: un confine, uffici
               di burocrazia, luoghi di perquisizione, celle di
               interrogatorio. Circondato da filo spinato, da te-
               lecamere, da palloni aerostatici per sorvegliare il
               territorio vicino. Quando lo attraversi per entrare
               ti fa venir in mente la frase dantesca posta alla
               porta dell’Inferno: lasciate ogni speranza voi che
               entrate!


                                                              63
   60   61   62   63   64   65   66   67   68   69   70