Page 36 - PETRA CORDIS MEI DEUS IN AETERNUM
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.םָלוֹעְל םיִהלֱא  יִקְלֶחְו יִבָבְל  רוּצ                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          -       -

             contrario, il giusto è esaltato (Sal 75,5.6; 89,18; 148,14; 1Sam 2,1),
             unto  (Sal  23,5;  45,8;  133,2),  reso  vigoroso  e  invincibile  come  un
             bufalo (Nm 23,22; Dt 33,17; Sal 22,22; Gb 39,9-12). All’opposto degli

             empi  che  si  vedono  appassire  come  erba,  il  giusto,  trapiantato  nei
             fertili  giardini  del  tempio  (Sal  52,8),  succhierà  l’umore  divino,

             diventando  una  palma  feconda  di  datteri  e  un  vigoroso  cedro,
             sempre verdi e fecondi fino alla vecchiaia, sicché possano raccontare
             l’indefettibile  e  duratura  protezione  di  Dio,  roccia  a  favore  dei

             giusti (32,4). Parallelo idealmente al precedente è il Sal 73. Dinanzi
             all’enigma  della  prosperità  degli  empi,  il  giusto  scandalizzato,  per

             poco stava per inciampare nell’infedeltà: “Per poco non inciampavano
             i miei piedi / per un nulla vacillavano i miei passi: / infatti portavo
             invidia ai prepotenti, / vedendo la prosperità dei malvagi” (vv. 2-3).

             Tentazione sottile, insidiosa, quasi irresistibile, contro la retribuzione
             temporale (Sal 37,1; 49,6-7; Ger 12,1.2; Mal 2,17):


             "Riempi, anche tu, il tuo ventre, o Gilgamesh;
             notte e giorno renditi gioioso.
             Fa festa ogni giorno,

             giorno e notte sii allegro e contento!
             Siano brillanti i tuoi vestiti,

             lavata la tua testa...
             La tua sposa goda sul tuo seno !
             Consigli di Sabitu, all’eroe della Mesopotamia; l’eterno Carpe diem di

             Orazio!

             Per  fortuna,  però,  il  nostro  eroe  dal  cuore  puro,  dalle  mani

             innocenti, entrò a meditare nei Santuari di Dio (in quello terrestre
             e in quello celeste, v. 17) e scoprì come, all’improvviso, sarebbero
             sdrucciolati  e  caduti  in  rovina  (vv.  18.19).  Mentre  lui,  preso  per

             mano da Dio, sua roccia intima e sua porzione, sarebbe stato portato
             in gloria. Poiché Dio, nel giorno dell’avversità, nasconderà sempre il

             giusto nella sua tenda, nel luogo più segreto del suo padiglione, lo
             eleverà in alto sopra una roccia (Sal 27,5): lo farà, cioè, suo ospite,
             nella  cittàrifugio  per  eccellenza  (Es  21,13;  1Re  1,50-53;  Sal  15,1;

             61,4-5; Is 30,29).



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