Page 38 - PETRA CORDIS MEI DEUS IN AETERNUM
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.םָלוֹעְל םיִהלֱא  יִקְלֶחְו יִבָבְל  רוּצ                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          -       -


             Questo  travaglio  interiore,  ma  anche  la  sua  felice  conclusione,  trova
             voce attraverso la penna di EUSEBIO: “A che pro penare tanto? Lo

             pensavo ma non lo dicevo: se l’avessi detto ad alta voce, sarei stato
             colpevole  di  dare  ad  altri  una  cattiva  dottrina.  Avrei  violato  il  patto

             della  stirpe  dei  tuoi  figli,  poiché  avrei  adulterato  l’insegnamento  di
             tutti i santi di Dio. E se avessi insistito oltre misura per penetrare il
             mistero della felicità degli empi, non sarei approdato a nulla, e sarei

             caduto  nel  dubbio  e  nello  sconforto.  Ho  visto  che  la  cosa  è
             incomprensibile agli uomini; ho quindi pensato che era meglio tacere e

             attendere;  e  ciò  durerà  finché  non  entrerò  nel  santuario  di  Dio.
             Abbandonando tutto alle promesse di Dio, io ho la mia risposta, la mia
             guarigione, il mio acquietamento e la mia consolazione”.


             Tutto ha un perché, soprattutto nei progetti di Dio. Anche la sofferenza
             dei buoni ha la sua funzione provvidenziale.“Il Signore corregge colui

             che egli ama e sferza chiunque riconosce come figlio” (Eb 12,5).“Io
             tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo” (Ap 3,19).Nonostante la
             sensazione, Dio non ci abbandona, soprattutto nei momenti di prova:

             “Tu  mi  hai  preso  per  mano...  come  un  padre  amorevole  che  vede  il
             figlio in procinto di sbagliar strada, tu mi hai preso per mano e mi hai

             ricondotto  a  casa”  (TEODORETO).  Ed  ecco  che  la  crisi  si  risolve,
             perché il giusto, guidato da Dio, capisce di aver rischiato davvero di
             passare dalla parte degli empi: “Poiché avevo zelo per Dio, ho avuto la

             grazia di ricevere l’illuminazione … ma prima ero come una bestia da
             soma che non sa nulla, perché non potevo capire le ragioni della tua
             divina  provvidenza.  E  malgrado  ciò,  mio  Dio,  tu  non  mi  hai

             abbandonato ed io non sono caduto dalla mia speranza in te, ma ero
             con te sempre, non per le mie forze, ma per la tua grazia, poiché nella
             tua  clemenza  hai  afferrato  la  mia  mano  e  l’hai  stretta  perché  io  non

             cada ma possa restare con te” ATANASIO.


             Superata la prova, si ha una vera esperienza mistica, una delle più alte
             presenti nell’AT:“Per me è bene aderire a Dio. L’anima percepisce che
             Dio  è  il  Sommo  Bene.  Sentendo  se  stessa  fragile,  comprende  che  è

             bene per lei attaccarsi al Bene immutabile, e così partecipare alla sua



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