Page 70 - Maritza
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frustrazione e profondo senso di impotenza. Jo-
         sé, quell’uomo, mi appariva un mostro, un ani-
         male, una bestia schifosa da prendere a calci, da
         torturare, da impalare. Roba da rovesciare su di
         lui tutto il male, tutto il dolore possibile... Mentre
         penso così e lei, Maritza piange, da un angolo
         della catapecchia il pianto di un neonato. Mi giro
         pieno di sorpresa e di curiosità.
            “Ma chi è?”.
            “È mio figlio avuto da un altro uomo”.
            Questo prodigioso vagito ha la magia di cu-
         rare me e lei. Si asciuga le lacrime, alza la lurida
         maglietta rossa e offre al bimbo il seno sinistro.
         Il bimbo si quieta e lei mi offre un meraviglio-
         so sorriso, quel sorriso di mamma che niente e
         nessuna botta può togliere a queste meravigliose
         creature chiamate madri. In silenzio mi alzo e
         abbraccio forte madre e piccolo gustando quella
         scena stupenda. Il nostro colloquio dura ancora
         più di un’ora, ma l’orrore non lo avete ancora
         letto... Lo leggerete nel prossimo dispaccio che
         spero di inviarvi presto qui dalle Ande.
            Ora, morto dalla stanchezza, mentre queste
         parole viaggeranno lontano e giungeranno a voi,
         mi addormento sfinito e sereno pensando che

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