Page 65 - Maritza
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Siamo seduti attorno a un tavolo scassato. I
         bambini sono fuori a giocare. Amalia, la brava
         signora della Caritas, ci lascia per accudire i bam-
         bini mentre io raccolgo questa storia da delirio.
            “Maritza, sono venuto in Perù per raccogliere
         la tua storia che, se tu vuoi, finirà in un piccolo
         libretto dedicato a te. Lo scrivo per far conoscere
         ai giovani italiani la tua sofferenza, per far capire
         che significa la tua sofferenza. Se vuoi farmi un
         regalo... regalami un paio di ore. Insieme cerche-
         remo di far capire il tema del femminicidio e del
         maltrattamento della donna in Perù”.
            La ragazza ha una voce sottile e dolce, mi
         risponde:
            “Padre, stai scherzando? È la prima volta che
         qualcuno mi chiede questo. È una storia brutta
         che non piacerà a nessuno e che nessuno leg-
         gerà perché nessuno vuole leggere cose brutte
         e ripugnanti come queste!”.
            Le do una carezza:
            “Non credo Maritza, anzi penso che a molte
         persone farà bene ascoltare il tuo dolore, e poi
         condividere il dolore fa bene a tutti!”.
            “D’accordo, padre, ma non ti farà star bene
         il mio racconto”.

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