Page 47 - NASREN
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arabo, appaiono le parole di Nasren: ‘Io confido
               nel mio Dio! Sono yazida! Sono yazida! Sono
               yazida!”.
                  Abbraccio forte la piccola e nascondo le mie
               lacrime. Beviamo un tè bollente e mi accuccio
               nel materassino a me destinato dalla famiglia per
               la notte. Sono vicino a un rumoroso frigorifero
               che non mi permette di dormire. Recito il rosa-
               rio, mi giro e vedo i piccoli dormire... Lei no è
               sveglia e mi saluta con la mano. Gli occhi sono
               sbarrati. È un’altra persona. Il mio interprete non
               c’è più. Mi alzo silenziosamente, vado verso di
               lei e le do un grande bacio in fronte e una ca-
               rezza sulle guance. Mi accorgo di una lacrima.
               Gli occhi si distendono e lei mi regala un sorriso.
               Ritorno al mio giaciglio. Il frigorifero fa rumore,
               la puzza della latrina che ha tracimato è insop-
               portabile e continua a piovere in questa fredda
               e nera notte nel campo di Dawidiya. Una grande
               consolazione nel cuore: questo viaggio mi ha
               fatto uscire dalla mia comoda stanza con aria
               condizionata vicino al Calvario e mi ha posto
               fuori, sotto il Calvario di questa piccola yazida
               che si chiama Nasren.



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