Page 55 - Hazar
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Mentre Hazar pone suo velo sul mio collo, un
brivido mi percorre la schiena pur con i 43 gradi
di caldo. La guardo intensamente:
“No Hazar, non ti dimenticherò, tu ora sei in-
serita per tre anni in un programma di adozione a
distanza, ci prenderemo cura di te e tu farai par-
te della nostra grande famiglia. Ogni mese padre
Yoshia ti porterà una piccola somma per non farti
sentire sola e so che hai un bel debito di 1200
euro. Ti lascio 120 dollari, gli altri verranno con la
provvidenza, ma tu continua ad essere forte e non
disperare mai”.
Apro la porticina del caravan. Il sole entra forte
e illumina la donna sul volto. Mi giro per salutarla
e sento il suo leggero velo nero che mi fascia il
collo, e mi dona una formidabile gioia. Da lontano,
una voce parla al mio cuore e dice: “Quando sono
debole è allora che sono forte!” Non sono sicuro,
ma mi pareva quella di Santina.
Sono pronto. Domani un fuoristrada guidato
da un peshmerga mi porterà ad Alqos e poi, co-
steggiando la Piana di Ninive, verso Erbil. Un volo
nella notte di domenica mi riporterà in Italia con
un’identità nuova e fresca regalatami dal velo di
una donna yazida, straordinario testimone di forza
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