Page 57 - Hazar
P. 57
DAWIDIYA IDPs CAMP IN DUHOK
Aspettavo da tanto tempo di avvicinarmi a lo-
ro, di conoscerli, di stringerli e di abbracciarli. Il
campo di Dawidiya è il cuore del viaggio, come
Challapalca lo è stato per il viaggio in Perù o l’u-
niversità di Garissa per quello del Kenya. Quattro-
mila persone. Il campo è a stragrande maggioran-
za yazida ma c’è anche una discreta presenza di
cristiani. Domani incontrerò la storia di tre donne
incarcerate e vendute come schiave dagli uomini
di Daesh, una triste, orrenda storia. Incontriamo
la direttrice del campo profughi e il comandante
militare dei 18 agenti che sorvegliano il campo.
Sono emozionato. Finalmente le loro storie riem-
piranno queste righe nate attorno alla vicenda di
essere cristiani, alla ricerca degli ultimi e delle loro
storie di dolore. Essere cristiani qui significa dare
la vita, significa perdere tutto come è avvenuto a
loro, come è avvenuto alla Santa Famiglia fuggita
in Egitto.
Iniziamo la visita del campo contrassegnato
dai teloni azzurri dell’ONU, che qui garantisce un
minimo programma di alimentazione per chi qui
ha perso tutto e vive in povertà estrema. Proprio
55

