Page 60 - Hazar
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lo stendibiancheria. Appena mi vedono mi si av-
               vicinano. Il papà mi invita a entrare. Questa storia
               è davvero commovente. Saluan, così si chiama il
               padre, è un uomo abbastanza robusto e siede per
               terra su piccoli materassini in gommapiuma. Vici-
               no a lui la moglie Fadia. Ogni container ha degli
               spazi angusti che sono pieni delle poche cose che
               la gente è riuscita a portate via dall’ISIS. Mi guardo
               attorno e mi accorgo che queste case prefabbricate
               sono piene zeppe di povertà: ci sono due piccole
               stanze e un bagno, niente di più e talvolta ci sono
               8-10 persone!
                  “Padre, era una mattina di giugno verso le sei,
               io stavo andando a lavorare con il mio pickup. Mi
               sento seguito. È un Toyota scoperto dell’ISIS che
               si avvicina e tenta di fermare la mia macchina. A
               quel punto parte una scarica di mitra. Mi sento
               colpito. La mia gamba sinistra vien colpita da un
               proiettile e così anche la mia spalla sinistra. Gli
               uomini del califfato mi gridano di lasciare la mia
               casa. In mezzo al sangue e con un forte dolore
               risposi impaurito di sì”.
                  Mentre dice così l’uomo alza il pantalone e
               mi mostra la cicatrice sulla gamba sinistra e sulla
               spalla sinistra. Alla mente mi viene in mente la

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