Page 31 - Gerusalemme
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.םָלוֹעְל םי ִהלֹא - ֱ  יִקְלֶחְו י ִבָבל - ְ  רוּצ

            Che cosa avviene dunque in quest'uomo che ha rimeditato dentro di sé questi pensieri? A un certo
            momento decide; o meglio, gli viene data la grazia, il dono di non guardarsi più intorno come se
            fosse lui solo il giudice delle cose, ma di mettersi dalla parte di Dio, entrare nel santuario di Dio,
            vedere le cose come Dio le vede, lasciarsi portar via dalla propria visione limitata delle cose, ed
            entrare in quella di Dio stesso.
            È il salto, il passaggio, il momento culminante nel quale l'amarezza può sciogliersi  e diventare
            accettazione tranquilla di una realtà che si vede in maniera completamente diversa.

            Scoprire che Dio è amico
            Il cambiamento avviene in due momenti che sono indicati nella seconda parte del salmo.
            Prima  di  tutto  attraverso  un  momento  di  presa  di  coscienza,  diciamo  così,  di  saggezza  storica.
            Quest'uomo, mettendosi dalla parte di Dio, cioè guardando la storia a partire dal giudizio di Dio -
            che è l'unico definitivo, il vero giudizio sulla realtà - capisce che tutto ciò è solo apparentemente
            solido; è tronfio, pieno di sé, capace di farsi violenza e giustizia da sé, ma non dura, non permane.
            Mi viene in mente la risposta che Giovanni Paolo II ha dato ai giornalisti, che gli chiedevano della
            situazione della sua patria: «Sono 400 anni che c'è il Santuario della Madonna di Czestochowa, e
            sempre resiste; altre cose non hanno resistito».
            Ecco, mettersi dalla parte di Dio è vedere le cose come Dio le vede, quindi coltivando il senso
            del  tempo  e  della  realtà come Dio lo sente nella pienezza del suo mistero:  Come  un  sogno  al
            risveglio, Signore, quando sorgi, fai svanire la loro immagine. Li poni in luoghi scivolosi, li fai
            precipitare in rovina, come sono distrutti in un istante! Questa è la saggezza storica che l'uomo
            acquista mettendosi dalla  parte di Dio; ma è ancora poco, perché potrebbe essere una saggezza
            storica  che  fa  giungere  chi  soffre  semplicemente  a  una  certa  tranquillità,  a  un  certo  equilibrio
            interiore.
            La preghiera ci porta molto, molto più in là. Mettendosi dalla parte di Dio, il credente scopre che ha
            un tesoro superiore ad ogni altra cosa: Dio è con lui, Dio gli è amico.
            Questo  salmo  descrive,  negli  ultimi  versi,  nella  maniera  più  tenera  l'amicizia  personale
            dell'uomo con Dio. Una realtà che l'uomo da solo non è stato capace di conoscere e che qui gli
            viene rivelata: «Io sono con te sempre». È la parola detta dal padre al figlio maggiore nella parabola del
            figlio prodigo: Ma tu sei sempre con me; se tu capissi che cosa  vuol dire questo, tutto il resto
            varrebbe così poco.
            E dopo la rivelazione: «Ma io sono con te sempre», c'è una descrizione dell'amicizia con Dio che è
            splendida, in questo momento in cui Dio non si è ancora manifestato con il volto di Gesù, con il volto
            amico, ma rimane nel mistero. Questo  uomo ispirato ha colto Dio come persona amica: «Mi hai
            preso per la mano destra, mi guiderai con il tuo consiglio, mi accoglierai nella gloria». Tre momenti
            attraverso i quali è vissuta questa amicizia con Dio che scioglie ogni problema. La soluzione di ciò che
            quest'uomo soffriva interiormente, di ciò che gli pesava, non viene da un ragionamento, ma dal fatto
            di sentirsi profondamente amato, sommamente amato.
            È  quella  meraviglia  di  cui  parla  Giovanni  Paolo  II  nella  Redemptor  Hominis:  «La  meraviglia
            dell'uomo che si scopre sommamente amato da Dio, e quando ha capito questo interiormente, allora
            tutta la sua visione del mondo gli si riordina in maniera diversa, in una luce positiva».
            «Mi hai preso per mano... mi guiderai... mi accoglierai», cioè, il mio presente e il mio futuro sono
            nelle tue mani. E allora l'esclamazione di amore: «Chi altri avrò per me in cielo? Fuori di te nulla
            bramo sulla terra».
            Sono  tra  le  parole  più  alte  dell'amore.  Si  possono  paragonare  alle  parole  di  Pietro  quando,
            interrogato  da  Gesù:  «Volete andarvene anche voi?», dice: «Signore, dove andremo? Tu solo hai
            parole di vita eterna» (Gv 6, 67s). E già centinaia di anni prima questo credente ignoto diceva:
            «Chi  altri avrò  per  me in cielo?  Fuori  di te nulla  bramo  sulla  terra». «Vengono meno la mia
            carne e il mio cuore», cioè la mia vita può abbandonarmi, posso essere vicino alla morte, «ma la




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