Page 36 - Gerusalemme
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.םָלוֹעְל םי ִהלֹא - ֱ  יִקְלֶחְו י ִבָבל - ְ  רוּצ

            il  giusto,  trapiantato  nei  fertili  giardini  del  tempio  (Sal  52,8),  succhierà  l'umore  divino,
            diventando una palma feconda di datteri e un vigoroso cedro,  sempre verdi e fecondi fino alla
            vecchiaia, sicché possano raccontare l'indefettibile e duratura protezione di Dio, roccia a favore
            dei  giusti  (32,4).  Parallelo  idealmente  al  precedente  è  il  Sal  73.  Dinanzi  all'enigma  della
            prosperità degli empi, il giusto scandalizzato, per poco stava per  inciampare nell'infedeltà: "Per
            poco non inciampavano i miei piedi / per un nulla vacillavano i miei passi: / infatti portavo invidia
            ai prepotenti, / vedendo la prosperità dei malvagi" (vv. 2-3). Tentazione sottile, insidiosa, quasi
            irresistibile, contro la retribuzione temporale (Sal 37,1; 49,6-7; Ger 12,1.2; Mal 2,17):
            "Riempi, anche tu, il tuo ventre, o Gilgamesh;
            notte e giorno renditi gioioso.
            Fa festa ogni giorno,
            giorno e notte sii allegro e contento!
            Siano brillanti i tuoi vestiti,
            lavata la tua testa...
            La tua sposa goda sul tuo seno !
            Consigli di Sabitu, all'eroe della Mesopotamia; l'eterno Carpe diem di Orazio!
            Per fortuna, però, il nostro eroe dal cuore puro, dalle mani innocenti,  entrò  a  meditare  nei
            Santuari di Dio (in quello terrestre e in  quello celeste, v. 17) e scoprì come, all'improvviso,
            sarebbero sdrucciolati e caduti in rovina (vv. 18.19). Mentre lui, preso per mano da Dio, sua
            roccia  intima  e  sua  porzione,  sarebbe  stato  portato  in  gloria.  Poiché  Dio,  nel  giorno
            dell'avversità,  nasconderà  sempre  il  giusto  nella  sua  tenda,  nel  luogo  più  segreto  del  suo
            padiglione,  lo  eleverà  in  alto  sopra  una  roccia  (Sal  27,5):  lo  farà,  cioè,  suo  ospite,  nella
            cittàrifugio per eccellenza (Es 21,13; 1Re 1,50-53; Sal 15,1; 61,4-5; Is 30,29).

            La "Legge dell'Orientamento"
            Concludendo questo tema di Jahweh-súr, sapendo che originariamente era legato con il nord, per la
            "Legge dell'Orientamento", doveva trasferirsi verso il sud, verso Gerusalemme, verso il Monte del
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            tempio, centro e ombelico della terra (Ez 16,4; Or. Syb. V,250; Giub. 8,19; 1 En 25-26) , torre che
            veramente  raggiunge  i  cieli  (Or.  Syb.  V,423-424;  1  En  89,50),  tratto  di  unione  tra  il  tempio
            terrestre e quello celeste, che Dio mostrò ai patriarchi (Apoc. Bar. 4,1-6).




            IV. COMMENTO PATRISTICO

            Il Sal 73 (72) può essere definito il soliloquio del giusto tentato, che, superata la prova, “confessa”
            (nel senso agostiniano del termine) l’adesione piena al suo Dio.

            Già GREGORIO NISSENO, nota come “il Libro III dei Salmi si apra sulla domanda fondamentale:
            come mai  la  giustizia  di  Dio  permette  l’ingiustizia  dei  casi  di  questa  vita,  in  cui  la  felicità  non
            corrisponde al merito? Spesso uno stesso uomo riunisce in sé tutte le malvagità e tutti i successi. La
            giustizia  ha  pur  sempre  corso,  ma  è  un fatto:  il  giusto  ha  una  vita  infelice  e  disgraziata.  Come
            scegliere, allora, la via della virtù?”.

            E  CASSIODORO,  a  sua  volta,  si chiede:  “Come  mai i  nemici  di  Dio  possono  riuscire in  tutto,
            malgrado  ardiscano  levare  la  loro  bocca  fino  al  cielo?”.  E  mette  sulle  labbra  del  giusto  questa
            confessione: “Sì, ero invidioso; era troppo duro vedere la tranquillità degli empi”.





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