Page 35 - Gerusalemme
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.םָלוֹעְל םי ִהלֹא - ֱ  יִקְלֶחְו י ִבָבל - ְ  רוּצ

            mio Dio, mia roccia, in cui mi riparo,
            mio scudo e mio corno di salvezza,
            mio alto ricettacolo, degno di ogni lode...
            Chi è mia roccia fuor del nostro Dio?" (Sal 18,2-3.32b).
            Anche l'attitudine del salmista regale è quella di una sicurezza assoluta nel proprio Dio protettore
            (Sal 10,17-18; 12,8-9; 13,6; 60,14): "Jahweh per me s'è fatto un riparo / il mio Dio è roccia del mio
            rifugio" (Sal 94,22). Per lui Iddio resta un luogo inaccessibile, una fortezza inespugnabile (Sal
            9,10; 18,3; 46,8; 48,4; 59,10.17.18; 62,3.7; 144,2), una roccia infrangibile (Sal 18,3; 31,3; 61,3),
            un rifugio assicurato (Sal 7,2; 11,1; 62,8; 71,7; 73,28; 91,2.9; 142,6); contro di cui mai nessun
            empio potrà avere il sopravvento.
            E' veramente da benedirsi liturgicamente da parte del re e della sua dinastia davidica, Jahweh sua
            roccia, che gli ha addestrato le mani alla  battaglia e alla guerra; Jahweh  sua rocca, che gli è
            diventata scampo, scudo, sotto il quale si è potuto rifugiare (Sal 144,1.2).
            Ma la roccia è anche un mezzo di salvezza. Il redattore che ha combinato insieme l'inno delle
            creature (Sal 19,1-7A) con il canto di lode della legge (Sal 19,8-15B), ci vuol presentare Jahweh
            roccia stabile e go'el l garante, che prende nelle sue mani le sorti dell'uomo volubile e peccatore
            per assicurargli la salvezza. Come il mondo fisico non si  illumina e non vive che a causa del
            sole, così l'anima dell'uomo non si espande e non raggiunge la pienezza di vita se non per mezzo
            della  legge.  Ma  le  inavvertenze  umane  e  l'orgoglio  accecano  questa  luce  esterna e interiore
            dell'uomo, benché abbia la buona volontà (Sal 19,1214). Solo Dio, con la fermezza della roccia e la
            garanzia della redenzione, può rendere efficace e il sole e la legge:
            "Siano grate al tuo cospetto le parole della mia bocca
            e la meditazione del cuore mio,
            o Jahweh mia roccia, e mio redentore" (Sal 19,14).
            La grande lezione della misteriosa storia della salvezza è un altro mezzo d'assicurare la fedeltà
            a Dio delle nuove generazioni (Sal 78,56; Es 10,2; 12,26-27; 13,8-14; Dt 4,9; 6,20-25; 11,19;
            26,5-10). Ma mentre Jahweh desidera di essere servito per amore, invece che per paura (Sal
            81; Es 19,3-6; 24,3-8; Dt 4,3-14; 6; 7,6-15), di fatto è il  castigo come rimedio (Dt 4,25-28;
            8,19-20;  11,5-7;  28,15-68;  29,1928;  Gdc  2,10-19)  che  spinge  l'uomo  inclinato  al  male  a
            convertirsi:  "O  Jahweh,  nella  distretta  ti  hanno  cercato,  si  sono  effusi  in  umile  preghiera,
            quando il castigo li colpiva" (Is 26,16). Solo allora si sono accorti che "Dio era la loro roccia / e
            che 'El `Elyón era il loro redentore" (Sal 78,35).

            Il senso di súr nell'Apocalisse di Isaia e nei Salmi
            Finalmente la roccia denota la fedeltà di Dio alle promesse. Nell'apocalisse di Isaia (capp. 24-27),
            si parla della retribuzione negativa del mondo, ostile al governo divino, della punizione dei suoi
            superbi politici, e della distruzione della città e della fortezza ridotte a un mucchio di pietre (25,2).
            Nello stesso tempo si parla anche della retribuzione dei  giusti, invitati a un convito sacro sul
            Monte  di  Sion  (25,6-10), città  potente, con mura e baluardo, nel paese di Giuda, abitata da una
            "nazione giusta che mantiene la fedeltà" (26,1-2).Palladio di speranza sarà Jahweh, roccia perpetua,
            "perché  ha  abbattuto  /  quanti  abitavano  in  alto;  /  la  città  elevata  /  l'ha  umiliata  /  l'ha
            umiliata fino a terra / l'ha gettata nella polvere. La  calpestano i piedi / i piedi del misero / i
            passi dei poveri!" (vv. 4-6). Il Sal 92 sviluppa il tema della fedeltà di Dio nei riguardi del giusto
            (vv. 2-4). Venuto a conoscenza dei profondi pensieri di Dio, governatore del mondo (v. 6), il fedele
            scoppia di gioia, vedendo che gli arroganti che pretendono di gestire la propria esistenza da soli
            (Sal  37,1.2.7.9.20;  49,17-21;  73,18-20)  saranno  puniti:  germogliano  come  erbe  effimere,  ma
            tosto seccano (Sal 37,35.36; 73,4-12; 90,5). Al contrario, il giusto è esaltato (Sal 75,5.6; 89,18;
            148,14; 1Sam 2,1), unto (Sal 23,5; 45,8; 133,2), reso vigoroso e invincibile come un bufalo (Nm
            23,22; Dt 33,17; Sal 22,22; Gb 39,9-12). All'opposto degli empi che si vedono appassire come erba,




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