Page 29 - Gerusalemme
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.םָלוֹעְל םי ִהלֹא - ֱ  יִקְלֶחְו י ִבָבל - ְ  רוּצ


            *In grassetto sono le parti che si trovano nel testo iniziale del Manoscritto di asaf




            II. LA MEDITAZIONE DEL CARD, MARTINI A GERUSALEMME


            Il  salmo  72-73  esprime  un  momento  particolare  nella  vita  del  cristiano,  parla  del  momento  della
            tentazione,  personale,  sociale  e  storica  dell'uomo.  La  tentazione  dell'uomo  che  sperimenta
            l'apparente assenza di Dio nella storia. Rappresenta quindi una particolare esperienza, non l'intera
            esperienza dell'uomo. Spesso noi facciamo, grazie a Dio, l'esperienza della pienezza della presenza di Dio,
            ma  vengono  anche  momenti  personali  e  comunitari  nei  quali  facciamo  l'esperienza  dell'assenza,
            dell'apparente assenza di Dio: Mio Dio, ti chiamo e tu non rispondi, grido a te giorno e notte, e non sento la tua
            voce. Il salmo nasce da una esperienza così; pur avendo un carattere, un tono meditativo, è un salmo che
            nasce da una profonda sofferenza, da un dolore che a un certo momento si esprime, quasi scoppia; e poi,
            come vedremo, è questo scoppiare di  dolore che si tramuta in contemplazione del mistero di Dio. È
            quindi un'esperienza religiosa molto grande, molto forte.


            Un'esperienza ai limiti dell'abbandono
            Da che cosa nasce questo salmo? Nasce da un cuore credente, certamente; chi parla in questo salmo è un
            uomo credente, è un uomo che si è affidato a Dio, che si è fidato di Dio,che ha messo in Dio la sua vita.
            E questo credente a un tratto si sente come ferito, quasi tradito nella sua fiducia. Perché?
            Perché altri (persone, singoli, gruppi, nazioni, popoli) che non hanno seguito l'esperienza del
            credente - nazioni che non hanno consegnato se stesse nelle mani di Dio come Israele, nazioni che
            hanno confidato in sé, nella propria forza - sembrano prevalere? Anzi, il loro strapotere politico
            schiaccia il minuscolo popolo di Israele, così come i prepotenti - coloro che agiscono e operano
            senza  scrupoli  -  sembrano  schiacciare il  credente che  si  è  affidato a  Dio e  ha agito  con  onestà.
            Quando questa esperienza diventa bruciante - in alcuni casi concreti, personali o collettivi - allora il
            credente è ferito, amareggiato, deluso. Deluso per i confronti  che fa tra coloro che non si sono
            affidati a Dio - come lui - e sembrano pieni di sicurezza, ed il suo fidarsi di Dio, che  sembra
            avere come risultato una delusione.
            È un'esperienza amara, dolorosa, che Dio non risparmia  a coloro che ama. E qui già dovremmo
            trarre un insegnamento importante: non stupiamoci se anche noi passiamo per quest'esperienza, perché
            è l'esperienza del popolo di Dio, l'esperienza del credente che ha composto questo salmo. E dietro di
            lui  intravediamo  altri  grandi  credenti  nell'Antico  Testamento  che  sono  passati  per  la  stessa
            esperienza. II profeta Geremia diceva: «Signore, sei per me come un torrente incostante: quando mi
            attendo l'acqua - di cui ho bisogno - il torrente mi appare disseccato; non mi sei venuto incontro
            nel  momento opportuno, non hai ascoltato le mie parole». E Giobbe va ancora più in là, fino a
            maledire il giorno della sua nascita, perché Dio lo ha messo come in una trappola dalla quale non
            vede come uscire.È un'esperienza religiosa, sì, ma diremmo quasi ai limiti della perdita di fede, ai
            limiti dell'abbandono di Dio.









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