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e piena di buche per Garissa si è trasformato in
               una palestra di vita.
                  Sono svegliato da qualcosa che si muove sul-
               la mia testa pelata. Mi giro. Sono le manine di
               due piccoli bambini che si divertono con la testa
               di un bianco che forse non avevano mai visto.
               Non so come, ma quelle manine sembrano pro-
               teggermi. Le sento volentieri e la gente non è più
               quella gente avversaria di prima, ma semplici e
               poveri pastori e contadini che stanno tornando
               a casa. Anche la loro puzza inizia a piacermi...
                  Dopo otto ore, a pezzi, maleodoranti e luridi
               dalla polvere, arriviamo al terminal terrestre di
               Garissa. Suor Eveline è venuta a prenderci con
               padre Joseph e ci saluta con un cordiale ab-
               braccio. Il muezzin sta intonando la preghiera
               della sera, sono quasi le otto. Dopo aver fatto
               una bella doccia e dopo aver celebrato la Messa,
               ora ci attende una cena cordiale con il mitico
               vescovo Joe.











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