Page 62 - PETRA CORDIS MEI DEUS IN AETERNUM
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.םָלוֹעְל םיִהלֱא יִקְלֶחְו יִבָבְל רוּצ - -
significa parlare del popolo di Israele ma non degli ebrei dello stato di
Israele. Il nome Israele ha un duplice significato, Israele indica il nome
dato da Dio a Giacobbe dopo la lotta allo Yabbok e letteralmente Israele
significa uomo che vede Dio. Quando si usa il termine di popolo di
Israele ci si riferisce al popolo che discende da Abramo attraverso Isacco
e Giacobbe; non si indica la popolazione che vive nello Stato di Israele.
Con il termine israeliano, invece si indica l’ebreo, o anche il non ebreo,
che ha la cittadinanza nello Stato di Israele. Quando si parla di ebrei si
parla soprattutto di quelli che stanno fuori dallo Stato di Israele
indipendentemente dalla condivisione della politica dello Stato di Israele.
Chiesa ed ebraismo
Giovanni Paolo II ha chiamato gli Ebrei “nostri fratelli maggiori”
(Discorso alla Sinagoga di Roma 1986). Il Vaticano II ha condannato
ogni pregiudizio nei confronti degli Ebrei per la morte di Gesù: “Quanto
è stato commesso durante la sua passione non può essere imputato né
indistintamente a tutti gli ebrei allora viventi né agli ebrei del nostro
tempo. E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, gli ebrei
tuttavia non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come
maledetti, come se ciò scaturisse dalla sacra Scrittura. La Chiesa,
memore del patrimonio che essa ha in comune con gli ebrei e spinta non
da motivi politici ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le
persecuzioni e tutte le manifestazioni dell’antisemitismo diretto contro
gli ebrei in ogni tempo e da chiunque” (Nostra aetate 4). Il Cristianesimo
ha le sue radici nell’Ebraismo: la fede cristiana ha ereditato l’Antico
Testamento e continua a nutrirsi di esso; il Figlio di Dio si è fatto uomo
ebreo; la prima Chiesa era ebrea. San Paolo parla dei pagani come
dell’innesto sull’olivo buono dell’ebraismo e delinea il mistero del suo
rifiuto come una occasione per l’entrata nell’eredità promessa ad
Abramo di tutti i pagani (cfr. cap. 11 della Lettera ai Romani). “La
permanenza di Israele (laddove tanti antichi popoli sono scomparsi senza
lasciare traccia) è un fatto storico e segno da interpretare nel piano di
Dio. Esso resta il popolo prescelto ‘l’ulivo buono sul quale sono stati
innestati i rami dell’ulivo selvatico che sono i gentili’. La fede e la vita
religiosa del popolo ebraico così come sono professate e vissute ancora
oggi, possono aiutare a comprendere meglio alcuni aspetti della vita della
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