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Calabria
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            Dopo gli inizi vicino a casa, nel 2014 la
         scommessa di trasferire il ristorante nel centro
         di Reggio. Filippo non voleva essere soltan-
         to “il cuoco antimafia”, ma desiderava dimo-
         strare le sue capacità culinarie e, attraverso
         di esse, valorizzare il bello e il buono della
         Calabria. «Sono un cuoco autodidatta, che
         si è appassionato alla cucina praticandola e
         scoprendo un territorio ricchissimo dal punto
         di vista gastronomico e delle materie prime.
         Dal caciocavallo di Ciminà all’arancia di Villa
         San Giuseppe, dallo zafferano di Motta San
         Giovanni al bergamotto reggino. Mi rifornisco
         da piccole aziende “sane“, anche a costo di
         pagare qualcosa in più, ma con la certezza
         che i soldi vanno al produttore e al commer-
         ciante onesti, e non a chi gestisce il racket».
            Ci sono dei profumi che appartengono
         solo alla Calabria. Riesci a trasferirli nei tuoi
         piatti? «Ci provo. Ho citato il bergamotto, ma
         potrei menzionare la cipolla rossa di Tropea.
         Prodotti che sono ormai tra le specialità italia-
         ne più riconosciute ed apprezzate. Per questo
         attraverso la cucina si può compiere un viag-
         gio emozionante e meraviglioso. La Calabria

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