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“Siamo due cristiani e stiamo pregando”.
                  Il giovane guarda incuriosito e chiede a Ivan:
                  “Ma state dicendo messa?”.
                  Ivan risponde di sì e il ragazzo con un grande
               sorriso risponde:
                  “Posso partecipare anche io? Sono cristiano.
               Sono un soldato dell’esercito iracheno e da mol-
               to tempo non ascolto una messa”.
                  Non ho bisogno di dire “Scambiamo il segno
               di pace”. Con una forza incredibile abbraccio il
               ragazzo che si commuove. Avrà 22 o 23 anni,
               mandato in guerra e con tanta paura nel cuore.
               Il mio forte abbraccio lo riempie di gioia e mi
               dice in curdo...
                  “Abuna, così forte mi ha abbracciato mio pa-
               dre lo scorso anno. Non sai che forza mi dai”.
                  Non rispondo ma diretto chiedo:
                  “Vuoi fare la comunione?”.
                  Non ho nessuno scrupolo per la sua con-
               fessione. Se mi dice di sì io sono felice. Ma che
               peccati vuoi che faccia un giovane cristiano di 22
               anni in questa città islamista? Lui dice subito di
               sì. Penso al suo coraggio, penso alla sua giovane
               vita. Lui ha solo 22 anni io ho 56 anni! Quanto
               è dura e ingiusta la guerra che uccide giovani


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