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sono le canne dei fucili e delle armi. Sembriamo
tre pazzi, ma la vita cristiana non è pazzia per
Gesù? Mi alzo. Vado verso il ragazzo e mi ingi-
nocchio e gli bacio i piedi. Lui si scansa e poi mi
abbraccia forte forte! Povero ragazzo, trema dalla
paura. Una paura legittima e buona, una paura
sacra di perdere la vita. Lo benedico.
La messa è finita e dire di andare in pace nel
cuore della guerra sembra una idiozia, ma pro-
prio per questo lo pronuncio ancora con più for-
za. Sto mettendo via il vangelo quando Ivan mi
porta a una finestra dove, da lontano, si vede una
croce. Mi stropiccio gli occhi: non è possibile!
Lo dico a Ivan: “Ma è una croce?”.
Mi risponde:
“Sì padre, e l’ho portata io sulla cima di quel-
la collina con altri tre amici musulmani. È alta
tre metri e larga due, di legno e, ogni volta che
vengo a Mosul, quando la guardo mi dà forza e
coraggio”.
Lo guardo negli occhi.
“Che coraggiosa iniziativa! Se ne vuoi portare
un’altra in futuro... ti darò una mano! Tu dimmi
cosa devo fare come Fondazione Santina per
porre qui un piccolo segno”.
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