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cato per la mia vita e la mia fede! Con un faz-
zolettino di carta pulisco l’altare dalla polvere,
una lastra di cemento spogliata dal marmo. Pon-
go sull’altare il mio caro e inseparabile vangelo
aperto e pongo il pane e il vino. Una semplicità
ed essenzialità senza confronti. Una riscoperta
radicale del valore enorme dell’eucaristia, che
non sta in una sontuosa cerimonia con candela-
brini, ricchi paramenti e calici preziosissimi ma
nel fatto che Gesù diviene pane e vino. Questa
cosa mi manda al manicomio. Ma ci pensate?
Dio sarà presente qui, tra alcuni istanti, grazie
alle parole della consacrazione. Gesù tornerà a
Mosul. Forse è la prima messa che si celebra qui
dalla liberazione dall’ISIS. Penso questo perché
in città non c’è un cristiano e tanto meno un pre-
te. Mi sfiora un brivido. Se ci fosse un cecchino
qui sarebbe felicissimo di ammazzarmi mentre
celebro la messa! Ammazzare un cristiano ha
un grande valore, ma per Daesh ammazzare un
prete è cento volte un onore.
È il posto più pericoloso della mia vita, anche
se mi viene in mente la messa celebrata a Ga-
rissa nei mesi seguenti la strage dei 148 giovani
studenti; mi viene in mente la celebrazione di
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