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bellissima. Oggi è presidiata dalla Golden Divi-
sion. Otteniamo facilmente da loro il permesso
di visitarla. All’ingresso, con la solita bomboletta
spray, è scritto in arabo: Qui c’è lo Stato Islami-
co. Gli islamisti di Daesh avevano trasformato la
grande parrocchia in uno dei quartieri generali
del loro comando, devastandola prima. Entria-
mo. L’accanimento paranoico con il quale le cro-
ci vengono distrutte ha del demoniaco. Le croci
delle vetrate, degli altari, sono sistematicamente
distrutte. Se non ci si riesce spezzano un braccio
per toglierne il disegno. Un piccolo altare alla
sinistra dell’altar maggiore finemente lavorato è
stato orrendamente danneggiato, le faccine dei
santi scalpellate, le croci distrutte...
Ma che significa tutto questo? La chiesa è un
cumulo di macerie, distruzione insensata e pa-
ranoica di tutto: solo per il gusto psichiatrico
di distruggere, distruggere, distruggere ciò che
è cristiano. Non lontano da noi c’è la grande
moschea dalla quale Al Baghadi ha pronuncia-
to il suo celebre discorso proclamando lo Stato
Islamico. Oggi è venerdì e la cantilena della pre-
ghiera del muezzin lascia il posto ai toni forti di
un imam. Non capisco nulla di arabo, ma quanto
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