Page 87 - Kelvin
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La donna, dai fini tratti dell’etnia quechua stret-
tamente discendente degli incas, mi guarda e inizia
con una benedizione.
“Padre, monsignore... non so come chiamarLa.
Benedetto per farci visita. Nessuno si ricorda di
noi, nessuno si ricorda di questa scuola materna
rosa la IE N° 763. Siamo solo un numero, ma a
nessuna autorità cittadina noi interessiamo. Siamo
dimenticati da tutti. In questa costruzione non c’e-
ra neppure il water, Ne ho portato uno. Chiedevo
dove potevano fare i bisogni i bambini e mi ri-
spondevano di portarli fuori. Ho portato un water,
ho scavato una fossa, e ora i bambini hanno un
bagno. Tanti sono i bisogni di questa scuola, dagli
infissi ad altro”.
“Bene, cosa possiamo fare? – chiedo io. – Non
abbiamo molti soldi, ma tanto cuore, quello sì e
qualcosa potremo fare per voi”.
“Don Gigi, vieni, vieni anche tu, Olinda, uscia-
mo”.
Ci ritroviamo così con Magdalene nel cortile.
“Questo dovete fare per noi!”.
“Non capisco Magdalene, spiegati meglio. Cosa
indichi con le mani? Quel filo di ferro che circonda
la scuola rosa?”.
La donna inizia un pietoso discorso:
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