Page 85 - Kelvin
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strana che pronuncio... ‘Ciao!’ Si guardano tra loro,
ridono e con la loro voce imitano la mia parola:
‘Ciaooo’ scherzosamente la parola si ripete tra i
piccoli cinque, dieci, dodici volte.
Mi guardo attorno. La scuolina è pulita, ordi-
nata. Sembra differente dalle altre case del barrio
che uniscono miseria a sporcizia. Anche le divise
di scuola sono ordinate, senza macchie e pulite.
Magdalene è la maestra. È una giovane donna con
i capelli raccolti e un completo grigio scuro. Sta
seguendo il disegno di una piccola bambina. Si
alza e amabilmente ci riceve. Io purtroppo sem-
bro scortese ma i bambini mi hanno letteralmente
imprigionato: chi tira i pantaloni, chi il giaccone,
chi mi prende la mano. Questi piccoli non ti suc-
chiano vita, ma ti comunicano vita forte ed entusia-
sta. Il risultato è che – letteralmente assediato dai
miei nuovi piccoli amici – mi sento vivo in mezzo
a loro, come se avessi bevuto un bicchiere che
contiene il farmaco dell’eterna giovinezza. Inizio a
chiedere i nomi e i bambini, tutti dai tre ai cinque
anni, fanno gara a rispondere, a gridare più forte
il proprio nome. L’allegro chiasso mi fa bene, mi
tonifica e mi rinfranca... mi fa sentire vivo. Me ne
metto uno sulle spalle, una bimba salta tra le mie
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