Page 86 - Kelvin
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braccia, uno mi tira i pantaloni. Che meraviglia! Poi
la domanda dei piccoli angeli:
“Come ti chiami?”.
La mia risposta provoca una forte risata.
“Io mi chiamo Gigi!”.
Gigi non è un nome comune in America Latina
e non è facilissimo da ripetere, ma loro ci provano:
“Giuigi” dice uno. L’altra ripete “Gigui”. Un ter-
zo suggerisce “Gigiu”... e finalmente, dopo diver-
si simpatici tentativi da me prontamente corretti,
come in un gioco, prende forma la parola com-
pleta “Gigi!”.
Me li guardo tutti questi piccoli e mi immagino
le situazioni difficili in cui vivono, in cui il bambino
è trattato in Perù. Magdalene, mi dice che a casa
alcuni di loro non hanno da mangiare e che altri,
al termine della scuola materna, lavorano. Questo
mi fa arrabbiare. È il caso di Josue che non ha da
mangiare e pochi vestiti. Guardo il suo faccino, è
triste e provato. Questa infanzia devastata, talvol-
ta violentata sessualmente da parenti: padri, zii,
cugini, trova in queste poche ore scolastiche del
giorno pace e sicurezza. Le altre ore sono fatte di
lavoro e sfruttamento, portando pesi impossibili
per questa tenera età.
“Magdalene, cosa possiamo fare per questi an-
geli?”.
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