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UNA RIFLESSIONE CONCLUSIVA:
                            VENTI CENTESIMI DI SOLES

               22 luglio 2016
                  È una serata di quelle sbagliate, in cui hai la
               luna storta. No! di più. Vedi nero, profondamente
               nero ma non fuori, a quello ci sei abituato, ma
               dentro e questo fa male!
                  Gira la testa, sei confuso. Parenti e amici ti
               riempiono di sordi ceffoni fatti di silenzio, indif-
               ferenza, giudizi buonisti falsamente equilibrati in
               cui ti raccomandano di riposare, persone che pre-
               feriscono il cane ai poveri. Ti chiedi dove stai sba-
               gliando quando, atterrando in Italia, ti coglie un
               senso di oppressione e, quando voli via, di libertà.
                  Libertà in mezzo alle capanne di fango dell’Afri-
               ca, agli sgorghi delle fogne di Saigon in Vietnam, tra
               le case bombardate di Gaza, a Guerrero in Messico
               dove imperversa il narcotraffico e ti ammazzo per il
               bancomat, sulle Ande del Perù nella povertà di un
               asilo, nella sporcizia di un ospedale o in un carcere
               disumano a 5.050 metri. Corri lì e lì stai bene.
                  Non è falso lo scritto, non è lo scritto di un
               turista del Kilili a Malindi che all’ora del tè va a
               incontrare i bambini poveri, ma alle sette ritorna a
               casa a bere vino da 50 euro e aragosta.


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