Page 34 - Janet
P. 34

dagini e perlustrazioni sul luogo della strage sono
               finiti e l’università, timidamente, ha riaperto i por-
               toni a pochi e poveri studenti, che giungono lì da
               tutta l’Africa... ma non da Garissa...
                  L’università ha un aspetto diverso. Il sangue è
               stato levato, i fori dei proiettili sono stati otturati e
               le pareti stuccate sono state ridipinte. All’edificio
               chiamato Elgon B è stato cambiato nome. Tutto
               questo non serve a togliere l’atmosfera di morte
               che ancora regna. Il memoriale con i nomi dei 148
               ragazzi campeggia all’inizio del campus. Questa
               volta ci concedono di celebrare la messa ed è una
               grossa concessione perché l’università è islamica.
               Ci accompagnano all’aula destinata alla preghiera
               del mattino per i cristiani, una normalissima aula
               scolastica che durante il giorno svolge le funzio-
               ni del normale insegnamento. Guardo il volto dei
               miei compagni. La nostra comitiva si compone di
               due suore, quattro padri missionari, il parroco di
               Garissa e dai miei cinque compagni di spedizione
               per un totale di tredici persone. Jimmy e Dore-
               en, che sono africani, velano la loro commozione:
               hanno desiderato venire con noi da molto tempo.
               I più emozionati sono Caterina, Emanuele e Mar-
               zia. Li vedo molto assorti e concentrati, quasi a
               non voler rovinare il solenne momento: visitare un
               luogo santo di martirio. Marzia, particolarmente,

               32
   29   30   31   32   33   34   35   36   37   38   39