Page 35 - Janet
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sembra commossa. Ha occhi lucidi e presto sarà
mia compagna nel piangere. Varchiamo la porta
dell’aula e succede una cosa incredibile per me.
Varcando l’uscio dell’aula non entro solo in uno
spazio diverso ma in un tempo diverso. Le macchie
di sangue sono state pulite... ma alla lavagna bian-
ca con pennarello verde ci sono calcoli matematici,
ci sono disegni e ci sono appunti dei professori
che non sono stati cancellati. Impressiona vedere
le scritte che erano presenti al momento in cui il
demonio infieriva crudelmente su di loro, sui po-
veri ventidue ragazzi con il cranio spappolato da
colpi di fucile, con pallottole così grandi da ridurre
il cranio in poltiglia. Le sedie sono le stesse sulle
quali si sono seduti per l’ultima volta i ragazzi uc-
cisi. Due pennarelli sottili sono per terra ai piedi
di una sedia. Sono inutilizzabili ma sono quelli che
avevano tra le mani questi ragazzi martiri. Sembra
di essere sullo scenario di un film non ancora fi-
nito. Mentre, con scrupolo, guardo ogni dettaglio
della classe, non mi accorgo che la commozione
cresce in me e non riesco più a controllarla. Non
riesco a formulare un discorso compiuto, balbetto
qualche cosa, mi impongo un momento di silen-
zio e poi inizio la messa. Gli occhi sono pieni di
lacrime. Su un piccolo banco ho posto come altare
il mio Vangelo e su di esso ho appoggiato il pane
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