Page 36 - Janet
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e il vino. È la prima messa che viene celebrata
               nell’università dal momento della strage. Un onore
               o una provocazione? Non so decidere...


                  Si è fatto freddo in aereo metto una coperta
               sulle spalle e, mentre sorseggio una tazza di caffè
               caldo, continuo a scrivere. Non posso permettermi
               di perdere neppure un istante di quello che ho vis-
               suto a Garissa.


                  La commozione è profonda e sorda. La af-
               frontiamo tutti creando comunione nella preghie-
               ra, dandoci la mano e recitando insieme il Padre
               Nostro, mano nella mano. Gesti semplici ma dal
               profondo valore e dal sapore di sfida. Contro l’in-
               tegralismo islamico che sfrutta il nome di Dio per
               uccidere in modo orribile giovani innocenti, le
               nostre mane unite in segno di comunione voglio-
               no dire che il perdono e la misericordia sono più
               grandi dell’odio feroce. Torna a scorre il sangue
               in quell’aula questa mattina del 4 maggio, ma è il
               sangue presente in un calice e, in virtù dell’euca-
               ristia che celebro, ci rende presente il sangue di
               Gesù e il suo sacrificio.
                  Mi concentro su quel calice, guardo il vino con-
               sacrato e il confronto è formidabile con gli aloni di
               sangue ancora visibili sui pavimenti dell’università.

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