Page 30 - Janet
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dalla fame, accetta più che volentieri i bocconi
               offerti da Caterina, Emanuele e Marzia. Io, fuori
               della chiesa, distribuisco ai bambini presenti una
               piccola medaglia dell’Arcangelo Gabriele.
                  Ormai è notte. La piccola comunità cattolica
               si scioglie. La chiesa viene chiusa a chiave e,
               saliti sulla jeep, facciamo ritorno alla missione
               dove siamo al sicur all’interno della recinzione
               sorvegliata dalle forze dell’esercito. Bura Tana è
               completamente musulmana. Padre Ernesto lo sa
               bene e ci invita con gentile forza a tornare in
               missione. Dopo una semplice cena consumata
               insieme andiamo agli alloggi che ci ospiteranno
               per la notte. Tiro la zanzariera sul letto per evitare
               le zanzare che portano malaria e mi addormen-
               to profondamente. I miei cinque compagni nelle
               stanze vicine dormono tranquilli e, negli occhi
               di tutti, ho visto la gioia di aver preso parte a
               un grande momento spirituale, in una terra in
               cui Al Shabaab uccide e continua a uccidere i
               cristiani. Siamo in una regione a netta prevalenza
               musulmana. La città di Garissa, che visiteremo,
               non dista più di 100 chilometri da un luogo di
               disperazione. Si tratta della città di Dadaab, dove
               si trova il più grande campo profughi del mondo,
               l’unico posto sicuro per 300.000-400.000 rifugiati
               dell’Africa orientale.

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