Page 37 - Janet
P. 37

Sarei capace di tanto? Di dare la vita, il sangue e la
               mia carne per Gesù? La domanda mi mette paura.
               Risuonano nel mio cuore le urla dei ragazzi che
               si mischiano con le terribili e sataniche impreca-
               zioni dei loro spietati carnefici, i potenti spari che
               risuonano sinistramente e, ad ogni sparo, una testa
               esplode in mille pezzi, un volto sfigurato, sangue
               dappertutto... Una mattina terribile che provoca il
               vomito! Saremmo capaci noi di questo sacrificio?
               In tasca ho un bossolo arrugginito di un proiettile
               raccolto nel cortile dell’università e consegnatomi
               da qualcuno. Sono confuso e la testa mi gira. Man-
               gio il pane eucaristico, bevo il sangue di Gesù e
               guardo la lavagna con le ultime scritte ignare della
               morte di qualcuno dei ragazzi massacrati e poi...
               prego, prego, prego.
                  Con me pregano Emanuele, Marzia e Caterina
               giunti a questo luogo di martirio dall’Italia. Giunti
               qui dal Colle Vaticano a Roma, giunti qui da un
               altro luogo di martirio, quello dell’apostolo Pietro,
               dove all’altare della sua tomba avevamo celebrato
               prima di partire. Roma ai tempi di Pietro non era
               molto diversa da Garissa. Se oggi è il centro del-
               la cristianità, duemila anni fa era invece il luogo
               nel quale i cristiani venivano uccisi e torturati nel
               Colosseo. Se le teste spaccate come un melone da
               un colpo di kalashnikov, dal calibro troppo grosso

                                                              35
   32   33   34   35   36   37   38   39   40   41   42