Page 27 - Janet
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suggestione. Mentre la macchina si avvicina, la mia
               attenzione viene catturata dal mattone marrone in-
               castonato negli stipiti dell’ingresso. Come un flash
               ritorna prepotente nel mio cervello il confronto
               tra la Basilica di San Pietro e il mattone della Por-
               ta Santa lì presente e la chiesa di Bura Tana: il
               sangue di Pietro e il sangue dei ragazzi morti per
               Gesù... Tutto dura solo un istante perché una pic-
               cola folla di cristiani, poco più di un centinaio
               di persone, alla vista delle due macchine ci corre
               incontro: donne vestite per la festa, bambini dai
               vestiti colorati, uomini in giacca. Tutti gridano con
               urla di festa e di accoglienza. Per la nostra dele-
               gazione di sei persone sono predisposte sedie di
               plastica bianca sotto un tendone grigio vicino alla
               chiesa. Ci sediamo. Canti di festa ci salutano nuo-
               vamente, discorsi e preghiere e poi... il momento
               solenne. Dopo una breve processione, vestiti con
               i paramenti liturgici, a Caterina viene data la parte
               principale, quella di tagliare il nastro azzurro della
               porta. La donna è visibilmente commossa e felice.
               La guardo negli occhi. È forse uno dei momenti
               più belli e alti della sua vita: inaugurare una chiesa
               costruita con i proventi del matrimonio del figlio.
               Grande orgoglio e grande felicità. Conosco Cate-
               rina ormai da alcuni anni. Insieme eravamo stati a
               Gaza durante la guerra del 2014, ma questa spedi-

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