Page 66 - JUANA
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Questa volta è il piccolo Omar che si getta a
               capofitto tra le mie braccia e mi stringe forte, con
               una morsa terrificante. Io non riesco ad abbrac-
               ciarlo subito. Sono intontito, mi ha scaraventato
               in un’altra dimensione e un lampo di odio mi at-
               traversa il cuore. Odio forte. Sordo. Muto. Come
               è possibile tale malvagità? Come è possibile tale
               bestialità? Il desiderio di distruggere questi uo-
               mini si affaccia nel mio cuore. Lo scaccio come
               un torbido pensiero demoniaco di rendere male
               per male e abbraccio con una forza incredibile
               il piccolo bambino. Lui se ne accorge e mi dice
               semplicemente:
                  “Gracias, padre!”.
                  Lo fisso negli occhi:
                  “Omar, forza! Dio asciugherà ogni tua lacri-
               ma! Se lui ti ha lasciato passare una prova così
               forte, lui ti darà la forza di reagire”.
                  Sulle mani sento il bagnato delle lacrime e
               penso: “Davvero queste lacrime sono reliquie, le
               reliquie della carne di Gesù, sono le lacrime di
               Gesù stesso! Mai avrei pensato a Gesù in pianto
               nelle lacrime di questo piccolo!”.
                  “Ti prometto solennemente, Omar, che ti
               staremo vicini dall’Italia per tre anni. E tornerò
               presto a trovarti!”.


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