Page 62 - JUANA
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ginito di colore verde si apre ed entriamo in un
cortiletto interno. Ancora una volta la sporcizia la
fa da padrona. Per una irta e sconnessa scaletta
in mattoni, senza ringhiera, saliamo a una stanza
al piano superiore. Suor Adonai bussa e la porta
viene aperta. L’interno è un po’ più grande di
quello della casa di Juana, ma in uno spazio di
tre metri per cinque vivono sei persone: Omar,
la zia di Omar, sua nonna e tre cugini. L’arrivo
delle due suore, di Olinda e mio riempie all’in-
verosimile la stanzetta. Mi siedo sul letto. Dietro
a me ci sono accoccolati tre bambini, mentre
vicino a me si siede, lui, Omar. È forse uno dei
casi più disgraziati che abbia conosciuto di mal-
trattamento e sfruttamento sessuale di minori.
Andiamo con ordine.
Il ragazzino di undici anni parla benissimo in
spagnolo. Inizio con una domanda al ragazzino
dal volto triste:
“Omar, ti voglio chiedere subito, in modo
diretto: perché non vivi con la tua mamma?”.
Il bambino non si spaventa e con il volto bas-
so, lo sguardo diretto verso il pavimento, inizia
a parlare:
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