Page 70 - JUANA
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legno sconnesse dalle quali emergono detriti e
               terra. Il tanfo è insopportabile, attutito solo dal
               gelo. Metto un piede dentro. Mi guarda. Il vol-
               to è molto rugoso, gli occhi neri sono vivaci,
               ma assenti. La povera disgraziata farnetica frasi
               sconnesse e tenta di risalire sul letto, ma non ci
               riesce. Mi avvicino, tento di risollevarla, ma Lei
               urla. Non vuole, poverina. Mi sento inadeguato.
               Cosa posso fare? Forse è ferita, forse ha qualche
               problema. Mi sento impotente. Ma cosa posso
               fare io per questa poverina?
                  “Maribel sono un sacerdote, ti voglio aiutare.
               Dimmi: ti metto sul letto?”.
                  Lei sorride, poverina, e farnetica! Penso a
               Santina. Quanto diversa era la sua situazione e
               mi interrogo: perché Santina ha potuto vivere
               in modo dignitoso la sua vecchiaia e Lei no? Mi
               viene in mente papa Francesco: “Perché loro
               vivono in questa miseria, mentre io ho acqua
               potabile fredda e calda dal mio lavandino? Sono
               convinto che Dio un giorno mi chiederà conto
               di questo!”.
                  Mi fermo. Una cosa la posso fare, come a
               Mosul nella guerra più nera. Posso pregare per
               Lei, come pregavo dentro la guerra in Iraq. Mi
               inginocchio davanti a Lei, come ci si inginocchia


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