Page 45 - JUANA
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Guardo queste creature che sembrano uscire
               dalle fogne e mi dico: “Gesù che si incarna nella
               povertà, si può incarnare nella sporcizia?”. Non
               lo nascondo: il primo impatto è di ribrezzo per
               la sporcizia. Non esiste neppure la latrina.
                  “Probabilmente – mi dice Olinda – fanno i
               loro bisogni nel piccolo terreno dove ci sono i
               due maiali neri”.
                  Juana è triste. I suoi occhi sono lontani. Que-
               sta incredibile sporcizia è solo la cornice di una
               vita da brivido, da vomito, da nausea profonda.
               È difficile mettersi in ascolto quando la situa-
               zione che ho descritto crea una formidabile re-
               pulsione; non della povertà, ma della sporcizia.
               Guardo suor Adonai che mi sorride dolcemente,
               comprendendo il mio disagio. Juana si rivolge
               a Olinda e inizia a parlare una lingua per me
               incomprensibile. Per alcuni istanti non capi-
               sco perché, poi mi ricordo che in questa parte
               dell’altopiano si parla aymara, l’antica lingua del-
               la popolazione che resistette alla conquista degli
               Incas che invece parlavano quechua. Olinda e
               padre Francesco fanno da traduttori. Neanche le
               suore conoscono l’idioma.


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