Page 42 - JUANA
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di Calcutta ci porta a pensare che stiamo per
               visitare una delle più povere tra le case povere.
               E non ci sbagliamo. Olinda e padre Francesco
               parlano aymara, perché la donna non parla spa-
               gnolo. Avrò bisogno del loro aiuto.
                  Il sentiero sale irto e il panorama si fa sempre
               più bello. I colori del lago e della bella collina
               incantano gli occhi. Le suore vengono spesso
               da queste parti e conoscono bene il sentiero
               che porta alla casa di Juana. Bussano alla porta,
               quattro assi sgangherate e vecchie tenute insie-
               me da chiodi arrugginiti. Ma chi mai si sogna
               di entrare in quella che chiamiamo casa? Il mio
               primo istinto, appena entrato, è quello di uscire,
               di fuggire, scappare da quella desolazione. Il sor-
               riso di sister Adonai apre la porta e siamo dentro.
                  Il valore immobiliare di quella catapecchia?
               Mi diverto a domandare a padre Francesco... Mi
               risponde che è di circa mille euro. Una deso-
               lazione assoluta: un pezzo di terra sporco con
               rifiuti, pezzi di carta, bottiglie di plastica, il resi-
               duo di una bambola... Una prima fune alla quale
               è legato un cane dagli occhi malati e dal pelo
               sporco e pieno di croste, altre due funi alle qua-
               li sono legati due maiali neri che si cibano di


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