Page 46 - Gerusalemme
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.םָלוֹעְל םי ִהלֹא - ֱ יִקְלֶחְו י ִבָבל - ְ רוּצ
I. UNA RIFLESSIONE PREVIA AL VIAGGIO: LA SPERANZA NON DELUDE
Perché andare a Gerusalemme con Santina? Per adempiere un voto. Un voto fatto al Signore:
“Signore se permetterai che mamma sopravviva, io la porterò a Gerusalemme! Il voto l’avevo fatto
nel periodo in cui Santina era in fin di vita nella Terapia Intensiva dell’Ospedale Maggiore di
Bergamo. In quelle difficili e dure giornate una speranza ci ha sempre accompagnato. Essa è
descritta nelle seguenti pagine che sono state scritte due anni fa proprio in quei giorni. Durante le
ore di volo verso Gerusalemme ci possono aiutare a cogliere la bella esperienza che spiamo per
vivere insieme con l’aiuto del Signore!
1. “Non temere, Sion...”
"Disse un'ostrica a una vicina: "Ho veramente un gran dolore dentro di me. E' qualcosa di
pesante e di tondo, e sono stremata. " Rispose l'altra con borioso compiacimento: "sia lode ai cieli
e al mare, io non ho dolori in me. Sto bene e sono sana sia dentro che fuori". Passava in quel
momento un granchio e udì le due ostriche, e disse a quella che stava bene ed era sana sia dentro
che fuori: "Sì, tu stai bene e sei sana; ma il dolore che la tua vicina porta dentro di sé è una perla
di straordinaria bellezza". Quella dell'ostrica è una grande grazia che dovremmo chiedere al
Signore: quella di trasformare il nostro dolore in una perla preziosa. Quando in un'ostrica entra
dentro un minuscolo granello di sabbia, una pietruzza che la ferisce, non si mette a piangere, non
strepita, non si dispera. Giorno dopo giorno trasforma il suo dolore in una perla come sa fare in
questi mesi di malattia mamma Santina; quali grandi capolavori produce la natura. Guardo gli occhi
delle persone che incontro, le loro espressioni, la loro esistenza: quante perle preziose sono le loro
vite! Dietro ogni persona vi è un dolore, un dolore che con esigenza chiede di essere trasformato in
preziosa perla. La nostra fede può compiere questo prodigio che la natura compie con l'ostrica del
nostro racconto. La nostra fede ci dona la speranza, ascoltiamo le parole della Sacra Scrittura: "Non
temere Sion, non lasciarti cadere le braccia. Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente.
Esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore, si rallegrerà per te con grida di gioia, come
nei giorni di festa" (Sofonia 3,16-18). Il periodo della sofferenza è un tempo di speranza, questo
Dio innamorato dell'uomo e che conosce ogni angolo nascosto dell'esistere viene a salvare, viene a
curare, viene soprattutto a rincuorare la Sua creatura. Egli ci vuole essere vicino e per questo manda
il Suo Figlio a consolarci. Come ci consola Gesù? Con il Suo infinito amore, dandoci l'esempio: la
perla preziosa più bella del mondo è il Suo dolore in Croce che il Padre e lo Spirito Santo - e non la
natura come l'ostrica - hanno trasformato nel tesoro della Risurrezione. Smetti di piangere, calmati
sei nelle sue mani. Uomo che soffri, uomo disperato, povero e sconfitto abbi il coraggio di
trasformare il tuo dolore in una perla preziosa: nascerà la pace!
2. Il dolore lo farà saggio, la deformità buono, l’amarezza mite e la malattia forte…
In questi mesi mi ha fatto compagnia il bellissimo romanzo di Joseph Roth dal titolo
Giobbe. Quelle pagine le ho sentite particolarmente vicine alla mia situazione ed al bisogno di
vivere con fede e grande speranza questo difficile momento che riguarda mia mamma. Mendel
Singer, un semplice, devoto ebreo russo, è il protagonista del romanzo di Roth. Egli, insieme alla
sua famiglia, conduce un’esistenza serena nella misera casa della Volina russa. Ha tre figli, tutti
sani. Niente sembra turbare l’esistenza di questa quieta tipica famiglia contadina. Il normale
scorrere del tempo, il lento, inesorabile anche monotono avvicendarsi di giornate sempre uguali è
improvvisamente e radicalmente alterato dalla nascita del quarto figlio, Menuchim. Minorato, il
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