Page 37 - Gerusalemme
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.םָלוֹעְל םי ִהלֹא - ֱ  יִקְלֶחְו י ִבָבל - ְ  רוּצ

            Di fronte ad un Dio che sembra non vedere la situazione assurda di una sorte che premia i cattivi e
            castiga i buoni, colui che è rimasto fedele alla Legge è fortemente tentato d’apostasia pratica: “Ho
            quasi  desiderato  d’essere  come  gli  empi”  (ATANASIO).  “È  inutile  servire  Dio:  che  vantaggio
            riceveremo dall’aver osservato i suoi comandamenti?” (Ml 3,14).

            Questo travaglio interiore, ma anche la sua felice conclusione, trova voce attraverso la penna di
            EUSEBIO: “A che pro penare tanto? Lo pensavo ma non lo dicevo: se l’avessi detto ad alta voce,
            sarei stato colpevole di dare ad altri una cattiva dottrina. Avrei violato il patto della stirpe dei tuoi
            figli, poiché avrei adulterato l’insegnamento di tutti i santi di Dio. E se avessi insistito oltre misura
            per penetrare il mistero della felicità degli empi, non sarei approdato a nulla, e sarei caduto nel
            dubbio e nello sconforto. Ho visto che la cosa è incomprensibile agli uomini; ho quindi pensato che
            era meglio tacere e attendere; e ciò durerà finché non entrerò nel santuario di Dio. Abbandonando
            tutto alle promesse di Dio, io ho la mia risposta, la mia guarigione, il mio acquietamento e la mia
            consolazione”.

            Tutto ha un perché, soprattutto nei progetti di Dio. Anche la sofferenza dei buoni ha la sua funzione
            provvidenziale.“Il Signore corregge colui che egli ama e sferza chiunque riconosce come figlio”
            (Eb 12,5).“Io tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo” (Ap 3,19).Nonostante la sensazione,
            Dio non ci abbandona, soprattutto nei momenti di prova: “Tu mi  hai preso per mano... come un
            padre amorevole che vede il figlio in procinto di sbagliar strada, tu mi hai preso per mano e mi hai
            ricondotto a casa” (TEODORETO). Ed ecco che la crisi si risolve, perché il giusto, guidato da Dio,
            capisce di aver rischiato davvero di passare dalla parte degli empi: “Poiché avevo zelo per Dio, ho
            avuto la grazia di ricevere l’illuminazione … ma prima ero come una bestia da soma che non sa
            nulla, perché non potevo capire le ragioni della tua divina provvidenza. E malgrado ciò, mio Dio, tu
            non mi hai abbandonato ed io non sono caduto dalla mia speranza in te, ma ero con te sempre, non
            per le mie forze, ma per la tua grazia, poiché nella tua clemenza hai afferrato la mia mano e l’hai
            stretta perché io non cada ma possa restare con te” ATANASIO.

            Superata la prova, si ha una vera esperienza mistica, una delle più alte presenti nell’AT:“Per me è
            bene  aderire  a  Dio.  L’anima  percepisce  che  Dio  è  il  Sommo  Bene.  Sentendo  se  stessa  fragile,
            comprende che è bene per lei attaccarsi al Bene immutabile, e così partecipare alla sua bontà. E per
            quello  che  sfugge  alla  sua  intelligenza,  deve  trasferire  in  Dio  la  sua  speranza,  finché  l’occhio
            dell’intelligenza sia purificato: così l’anima è già beata, in realtà e in speranza. In realtà, perché
            conosce  Dio;  in  speranza,  perché  dimora,  grazie  alla  sua ancora  sicurissima,  sotto  la  protezione
            dell’Altissimo…       L’anima leale verso Dio non domanda al suo sposo null’altro che lui stesso:
            né ricchezze, né onori o piaceri, nulla di ciò che vi è in questo mondo, perché essa ama soltanto
            colui nel quale tutto possiede… Anima fedele a Dio, ancora dunque la tua speranza nel Signore, e
            se non puoi ancora essere unita a lui senza posa con la tua presenza, unisciti interamente con la tua
            speranza  certa.  Innalzati  a  lui,  e  il  peso  del  tuo  amore  salga  incessantemente  a  Dio  come  una
            fiamma. PASCASIO RADBERTO.

            Si potrebbe dire: “È valsa la pena!,” anche nel senso letterale dei termini. La pena, la sofferenza, ha
            avuto il suo corrispettivo insperato, ha avuto un grande valore agli occhi della Prima Causa di essa,
            agli occhi di Dio. Così sembra affermare la finale del libro di Giobbe:“Comprendo che puoi tutto e
            che  nessuna  cosa  è  impossibile  per  te.  Chi  è  colui  che,  senza  aver  scienza,  può  oscurare  il  tuo
            consiglio?  Ho  esposto  dunque  senza  discernimento  cose  troppo  superiori  a  me,  che  io  non
            comprendo…






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