Page 56 - Grecia
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vedova e incapace ancora di chiamarsi madre! Te
               lo ripeto: incapace ancora di chiamarsi vedova
               e incapace ancora di chiamarsi madre! Chi sono
               io? Che cosa faccio qui? Una sorta di delirio luci-
               do dall’ospedale a casa, nel silenzio della notte,
               sporca di sangue. Ma in tutto questo delirio ave-
               vo fatto un passo: quello che avevo vicino era un
               cadavere sanguinante, mentre quello che avevo
               in pancia era nostro figlio vivo.
                  Mio marito Israel continuava a vivere nel pic-
               colo Israel! Guardavo la smorfia di morte sulle
               labbra sporche di sangue del cadavere di mio
               marito. Le pulivo e portavo il sangue di mio ma-
               rito sulla pancia. La t-shirt era troppo piccola
               e vedevo l’ombelico. Iniziai a pulire il sangue
               sul mio pancione, sulla mia pelle, quasi a farlo
               arrivare al mio piccolo, accarezzavo con le mani
               sporche del sangue di mio marito il pancione
               e cercavo implicitamente di calmare il piccolo
               che ogni tanto scalciava facendomi compagnia...
               Proprio mentre scalciava ho alzato lo sguardo...
               era un calcetto più forte degli altri. Al vetro an-
               teriore della macchina era attaccata una meda-
               glia della Madonna di Guadalupe... Guardavo a
               lei mentre sentivo il calcio del mio piccolino e,


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